Non ho alcun merito di avere scritto Magari!. Il sentimento della vita, i personaggi, la loro natura, il loro destino, mi sono venuti incontro con i loro bisogni di vivere, il loro sorriso, la loro ambiguità. In una certa misura mi hanno sopraffatto e dettato quello che ho scritto. Non esiste pagina di questo romanzo che abbia una necessità di cui io stesso non mi sono reso conto. Si passa da un'estate trascorsa al sole di Sicilia, ricco di promesse di vita, a quello autunnale del mare di Liguria che si chiude in se stesso. Ci sono le canzoni che fanno da sfondo al vertice drammatico costituito da una autodistruttiva corsa verso il mare. Ho vissuto il tempo che faccio rivivere nel racconto come davanti a uno schermo cinematografico. Tutto era già definito. Io avevo il solo compito di scrivere e il dovere di non tradire lo spirito di un mondo infinitamente vero. Quei personaggi, quando ho scritto la parola "Fine" del romanzo, mi hanno salutato. Mi hanno voltato le spalle e si sono incamminati per una strada che appartiene a loro, a chi vorrà incontrarli e sarà capace di comprenderli e di amarli meglio di me.