L'Occidente attraversa una profonda crisi culturale: razionalismo, universalismo e solidarietà si dissolvono, sostituiti dal pensiero magico e da una sindrome identitaria aggressiva. Il crollo dei valori di un sistema percepito come fallito genera una tempesta che coinvolge politica e psiche collettiva, amplificata dagli algoritmi dei social, progettati per favorire conflitto e polarizzazione. In questo contesto prosperano nuovi populismi digitali, che si presentano come difensori di identità primarie - sangue, etnia, appartenenza - promettendo ordine mentre alimentano il caos. Ne emerge un potere che rifiuta i limiti liberali e punta a una volontà assoluta, uno "psicopotere" insieme magico e algoritmico, capace di modellare le identità e creare nuovi sistemi di dominio. La liberazione dai vecchi vincoli - ragione, regole, istituzioni - lascia l'individuo esposto ai nuovi dominatori. L'esaltazione del desiderio soggettivo coincide così con l'avvento di un dispotismo oggettivo, dove la fine della verità apre la strada al dominio totale.