In questo poemetto avvolgente e inquieto, la voce poetica si immerge nelle cavità oscure della memoria e del corpo, scandagliando la fragile articolazione tra vita e oblio. Tra ossa slegate e immagini sfocate, si disegna un paesaggio interiore di disgregazione e silenzio, echi di un'esistenza che si dissolve come polvere nel tempo. Sheila Concari conduce il lettore in un percorso di sottrazione e svelamento, dove il lutto e l'assenza si fanno presenza palpabile, animata da volti e gesti nascosti. La poesia si fa teatro di un'umanità disarmata, attraversata da presenze misteriose e da un'aria densa di attesa. La tessitura del verso si apre a visioni morfologiche e metaforiche, attraversando spazi di carne, ossa, natura e memoria che respirano un lirismo profondo e frammentato. Un dialogo sapiente tra nulla e corpo, fra passato e un futuro incerto, che scuote e accompagna il lettore fino al silenzio finale.Qui, nel confine sottile fra il dire e il tacere, si racconta la fragile resistenza del vivere che, anche nel disfacimento, rivela una poetica osmotica tra dolore e bellezza inesauribile.