In "Canto e disincanto", Rami Ragab attraversa la realtà come un campo di risonanze, dove luce, acqua e tempo diventano materia viva della parola. La sua poesia si muove tra percezione e visione, trasformando ogni immagine in un varco: il mondo sensibile si incrina e lascia affiorare una dimensione più profonda, in cui l'esperienza si fa ascolto e trasformazione. Ne nasce una scrittura essenziale e vibrante, che non descrive ma accade, e invita il lettore a sostare in quello spazio sottile dove il visibile incontra l'invisibile.