Splendore e declino di una grande famiglia sulle rive del Danubio. All'alba del Novecento, nel loro castello nel sud dell'Ungheria, i Lázár accolgono l'ultimo nato, al tempo stesso miracolo e maledizione. Il piccolo Lajos von Lázár non assomiglia ai genitori: pelle quasi trasparente e occhi azzurri come l'acqua, viene subito considerato estraneo, inquietante, di cattivo auspicio. Sándor, il padre patriarca, si vergogna di suo figlio, la cui presenza sembra risvegliare forze oscure e soprannaturali nel visionario zio Imre. Ma l'arrivo di Lajos è solo l'inizio. Segreti, passioni proibite, colpe indicibili e traumi si intrecciano e si tramandano di generazione in generazione per oltre mezzo secolo, dalla fine dell'Impero asburgico al 1957, passando per due guerre mondiali, l'avvento dei totalitarismi, le rivoluzioni, la persecuzione degli ebrei. La Storia entra nelle vite dei protagonisti, le loro vicende private convivono con la violenza del reale: mentre il mondo attorno a loro cambia irrimediabilmente, anche i Lázár sono travolti da tragedie e sconfitte, ma non rinunciano mai a una struggente, incessante ricerca dell'amore. Una magistrale opera-mondo con il ritmo che solo uno scrittore ventenne sa imprimere alla Grande Storia, raccontando l'impetuoso destino di una nazione attraverso la saga di una famiglia straordinaria.