Esile, flebile, la piccola farfalla non possiede alcuna forza; il suo volo dura meno di una stagione, delicata al punto che prenderla è perderla. Eppure, resiste e ritorna, varia, mutevole, ma uguale a se stessa nell'essenza legata al suo nome. Niente è più lontano dalla polvere delle sue ali e dalla cromia del suo battito della consistenza potente dell'acciaio e del lucido metallo che ne è il colore. Come può il fragile contenere il resistente, come può il caduco dare forza a ciò che rimane, come può l'evanescente diventare condizione del consistente? Forse è solo nell'amore la risposta, in quel nerbo invisibile, capace di trasformare il nulla in tutto, il debole nel potente, il piccolo nel possente. L'amore che è lasciar fare, lasciar essere, lasciar andare. Lasciare...