Il volume analizza la disciplina delle acque, riflettendo sull'evoluzione delle categorie giuridiche tradizionali e sulla qualificazione dell'acqua come bene comune, risorsa essenziale per la vita e per l'equilibrio ecosistemico. La ricerca approfondisce i doveri di cura e le esigenze di sostenibilità e resilienza, in una prospettiva eco-bio-comunitarista. Questi temi mostrano l'insufficiente tutela quali-quantitativa delle acque nell'ordinamento italiano. Del tutto carente è la partecipazione attiva nella pianificazione e del pari incoerente la disciplina in materia di concessioni, con particolare riferimento a quella per l'emungimento delle acque "minerali". L'emersione di nuove tecnologie non è salvifica: l'intelligenza artificiale, invero, pur spacciata come green, è fortemente idrovora. Il diritto umano di accesso all'acqua è tuttora non pienamente tutelato: si assiste ad un'ingiustificata iper tutela del credito condominiale e manca, ancora, la piena garanzia del quantitativo minimo vitale. Si delineano, quindi, strumenti rimediali resilienti in una prospettiva intersezionale e multilivello. Occorre, in particolare, rafforzare la dimensione rimediale attraverso strumenti calibrati sulla condizione del soggetto vulnerabile, che subisce gli impatti differenziati della scarsità idrica, esacerbata dai cambiamenti climatici, e dell'inquinamento idrico sempre più diffuso anche ad opera dei cosiddetti inquinanti eterni.