"Una poesia di parola felice, anche nel dolore, perché parola fluida, tanto immediata quanto esaustiva, che canta senza interruzione, con i numerosi enjambement che sospingono il fiato di verso in verso, senza che quasi nessun segno d'interpunzione freni il respiro. Una poesia di parola lieve, elegante e musicale, che comunque non scivola sulla superficie, ma aderisce, si incarna profondamente nel qualcosa/qualcuno che sta guardando, sfiorando, pensando, sia che si tratti di una caleidoscopica ora del mondo che sta immediatamente intorno, sia che si immerga nello strazio del dolore di una tragica creatura. Una poesia che non si lascia adescare da scaltre tecniche per impressionare il lettore, ma che, puntualmente, con la forza della sua nudità, anche cruda, lo travolge via dal pacato scorrere dello sguardo, per farlo stare in medias res, altro tra tutti gli altri." (Milena Nicolini)