Scritta alla fine del Seicento, in un'Europa ancora segnata da conflitti religiosi e tensioni civili, la Lettera sulla tolleranza di John Locke si impone come uno dei testi fondativi del pensiero politico moderno. Con argomentazione limpida e rigorosa, Locke afferma il principio della libertà di coscienza e rivendica la necessità di una netta distinzione tra il potere dello Stato e quello delle Chiese, ponendo le basi teoriche della convivenza civile in una società pluralistica. Contro ogni forma di coercizione in materia di fede, la tolleranza viene qui concepita non come concessione, ma come diritto naturale dell'individuo, radicato nella dignità della persona e nella responsabilità della coscienza. Ne deriva una visione della politica fondata sul rispetto reciproco, sull'eguaglianza e sulla limitazione del potere, destinata a esercitare un'influenza duratura sulla cultura europea e sulle istituzioni liberali.