La sera della festa del papà del 2005, Robert Farquharson, separato, sta riportando i tre figli piccoli a casa dell'ex-moglie Cindy quando l'auto esce di strada finendo dentro un laghetto artificiale. Farquharson sopravvive all'incidente, ma i bambini - di dieci, sette e due anni - annegano. Si è trattato di una tragica disgrazia o di un terribile atto di vendetta? Il processo che ne segue catturerà le attenzioni ossessive di tutta l'Australia: una macabra sfilata di testimoni, tra i familiari delle vittime e lo stesso imputato, ognuno costretto a rivivere l'impensabile per un pubblico di milioni di persone. In "Dove abita il dolore", Helen Garner ricostruisce la storia sconvolgente di questo caso mediatico, dallo schianto al verdetto finale. Un prisma di prospettive diverse, compresa la sua in quanto membro dell'uditorio, tramite cui fotografa la procedura rigorosa e la brutale spettacolarizzazione del sistema giudiziario australiano. Ne emerge un ritratto ricco e complesso: quello di un uomo e della sua vita spezzata, di una comunità devastata dalla tragedia, e del lungo e tortuoso cammino verso la parola "fine". Garner, grande romanziera ma anche giornalista formidabile, rielabora qui la lezione di maestri come Truman Capote e Janet Malcolm, senza orpelli e con un'onestà che non si traduce mai in sprezzo dei suoi soggetti imperfetti.