Scritto per essere letto l'8 marzo nel corso di un ciclo di undici conferenze sul vino tenutosi presso la Società Filotecnica di Torino tra il gennaio e l'aprile del 1880, I poeti del vino è un brillante, stimolante e divertente testo saggistico-letterario in cui l'autore riflette sul rapporto tra il vino e la poesia. Fin dall'antichità, spiega Giacosa, il vino è stato spesso celebrato dai poeti come simbolo di gioia, ispirazione, libertà e vitalità. Attraverso riferimenti a opere e autori classici e moderni, Giacosa distingue tra chi canta il vino in modo autentico, perché ne condivide lo spirito conviviale e umano, e chi invece lo esalta in maniera artificiosa e retorica. Il vino diventa così una metafora dell'atteggiamento del poeta verso la vita: i veri "poeti del vino" sanno cogliere il valore semplice e sincero dell'esistenza, quelli che lo usano come ornamento letterario sono falsi e vuoti. L'autore si schiera con i primi e con una poesia che nasca da un'esperienza vissuta, non da pose intellettuali.