Questo romanzo non mette in scena il trionfo di un investigatore, ma il progressivo smascheramento di un meccanismo. Dario Parcella non muore per un segreto privato: muore perché la sua solitudine di lettore diventa intollerabile per una comunità fondata sulla partecipazione obbligatoria. Il Villaggio Do Maron non agisce come covo di mostri eccezionali; agisce come una macchina ordinaria del consenso. Massimo Riserbo arriva fino al punto in cui la verità è chiara e la giustizia non può più essere semplificata. Un colpevole unico servirebbe a chiudere il caso, ma anche ad assolvere il sistema che lo ha reso possibile. Per questo il romanzo sceglie di non offrire quella consolazione. L'uscita di Riserbo dalla trama e il solo gesto coerente di fronte a una struttura che pretende di trasformare ogni violenza in spettacolo e ogni spiegazione in sollievo.