«Il libro Hotel House non è un testo sul grattacielo, ma un percorso dentro il suo corpo. Dentro l'errore originario di un'architettura pensata come dispositivo totalizzante, verticale, razionale. È Le Corbusier riflesso su un vetro rotto: l'uomo moderno al centro, lo spazio organizzato per accoglierlo, il cielo come orizzonte di dominio. Ma il cielo qui non arriva mai. Non si vede, perché è schermato da sedici piani di finestre rotte, scale antincendio chiuse, tubature scoperte, ascensori morti. La città utopica ha fallito. È rimasta inchiodata a una rotonda senza uscita, come se qualcuno avesse impiantato un miraggio in mezzo alle Marche» (dalla Nota introduttiva di Riccardo Bernini).