Questa raccolta non chiede di essere letta soltanto: chiede di essere ascoltata: rime, giochi fonetici, e deviazioni surreali inseguono il ritmo delle parole, trasformando il verso in un piccolo teatro sonoro dove leggerezza e ironia danzano senza permesso. L'autore smonta e ricompone la lingua con gusto ludico e raffinata irriverenza, oscillando tra poesia, parodia e nonsense. Ne nasce una silloge brillante e imprevedibile, capace di ricordare che, a volte, il senso più autentico delle parole si nasconde proprio nel loro suono.