Nella bottega del barbiere Olinto, ricettacolo di tutti i pettegolezzi del paese, gli uomini presenti sono corsi alle finestre per assistere al passaggio di una bella donna giunta la sera prima a Borgo Torre con un'auto targata Parigi. Una parigina! La osservano muti, intimiditi dalla sua finezza, dalla sua eleganza e dal fascino del luogo di provenienza, incapaci di pronunciare i soliti triviali commenti che riservano a ogni bella donna che si trovi a passare su via Roma. Il notaio Galaverni è l'unico che la conosce, per ragioni professionali, e spiega agli altri che la donna si chiama Juliette Cortesi, o per meglio dire Giulietta Cortesi, in quanto registrata alla nascita con questo nome all'anagrafe comunale di Borgo Torre e in seguito, ancora bambina, emigrata con la famiglia in Francia, dove diventerà Juliette. Juliette torna per la prima volta al paese natio, in compagnia di un marito molto più anziano di lei, per prendere possesso della casa di famiglia che le è stata lasciata in eredità da una vecchia zia morta qualche mese prima. L'arrivo della bella francese diventa un argomento di interesse generale, che si fa ancora più intrigante quando si sparge la notizia che Juliette e il marito hanno deciso di restaurare la vecchia casa e di stabilirsi in permanenza a Borgo Torre. Che ragioni possono averli spinti a decidere di trasferirsi da una metropoli come Parigi in un piccolo paese dell'Appennino tosco-emiliano?