Il testo affronta in modo approfondito alcune questioni inerenti a Federico Cesi sinora non sufficientemente indagate dalla storiografia della prima Accademia: in apertura del volume, il saggio di A. Rehberg, illustra il ruolo del fondatore del sodalizio cesiano nei confronti della genealogia e dell'araldica del proprio casato. Segue l'edizione critica, a cura di M. Guardo, dell'inedito "Compendium historiae antiquorum Caesiorum ac eorum posteritatis" del linceo G. della Porta, preziosa fonte della quale da oltre un secolo si erano smarrite le tracce, recentemente ritrovata presso l'Archivio di Stato di Roma. Altri due scritti, rispettivamente di M.B. Guerrieri Borsoi e di P.G. Tordella, sono dedicati il primo al tema della "nobiltà della stirpe" dei Cesi riflessa nel palazzo di Acquasparta, di S. Angelo Romano e di quello alla Maschera d'oro nell'Urbe, il secondo alla ritrattistica cesiana e al pittore Ottavio Leoni. Il saggio di E. Antetomaso si concentra sull'iconografia della lince, emblema dell'Accademia analizzato tra mitologia e realtà scientifica. Chiude il il testo di M.C.A. Gorra, inerente all'araldica e sull'iconografia nei feudi cesiani, con il catalogo degli stemmi.