Poche cose, in Italia, sono tanto condivise quanto il disprezzo per il lobbying: nell'immaginario collettivo, le lobby inquinano il processo democratico, catturano il decisore pubblico e lo spingono ad anteporre l'interesse specifico al bene del paese. E se non fosse davvero così? Sfidando convinzioni radicate e senso comune, l'autore sostiene una tesi a prima vista provocatoria: non è vero che le lobby italiane siano un male per la qualità democratica. Per accompagnare il lettore in questo viaggio di consapevolezza, il volume discute dati empirici originali forniti da circa 500 associazioni di rappresentanza italiane. Diversamente da quanto a lungo dato per scontato, non vi sono interessi sistematicamente privilegiati e contese dall'esito predeterminato. Al contrario, tra organizzazioni imprenditoriali e sindacati, associazioni professionali e gruppi ambientalisti, a tutela dei diritti civili e religiosi, si ravvisa grande equilibrio, anche e soprattutto in comparazione con quanto accade nel resto d'Europa.