«Una Costituzione buona per i poveri [...] è il miglior governo per i ricchi, in quanto produce compratori, affittuari e lavoratori per l'interesse terriero, e consumatori per i mercanti [...]. Come ricco voterei per una Costituzione aperta, come mezzo non solo di conservare la mia ricchezza, ma di accrescerla; e come povero voterei lo stesso in suo favore, per le soddisfazioni che potrei trarne, e l'opportunità di innalzarmi grazie ad essa. In nessun caso sostengo la causa dell'uno contro quella dell'altro, perché sono convinto che il vero interesse dell'uno è il vero interesse di entrambi» [...]. [...] Se lo scopo è pur sempre quello di creare un «mercato regolare», egli è consapevole che molti non possono accedere a tale mercato se non vengono prima sollevati dalla miseria in cui la civiltà li ha ridotti. Questo aiuto spetta loro di diritto naturale: «Il governo civile non consiste nelle esecuzioni, ma nel provvedere all'istruzione dei giovani e al sostegno degli anziani, cosí da preservare gli uni dalla dissolutezza e gli altri dalla disperazione, per quanto è possibile». Questo è l'esito del liberalismo rivoluzionario di Paine. (Dalla Prefazione di Tito Magri)